di Ludovica Zoccali*
La space economy, anche nota come “economia spaziale” o “economia dello spazio”, è uno dei settori economici più promettenti a livello mondiale, seppure ancora in fase di espansione e fortemente dipendente dai nuovi processi di evoluzione digitale e tecnologica, dalle politiche ambientali e dall’impatto normativo. Il suo sviluppo, da una parte, pare promettere all’economia globale innumerevoli benefici, tanto che l’interesse per la space economy non attrae più solamente gli enti governativi e statali ma anche le industrie e le aziende private, dall’altra, include anche la contemplazione di emergenti rischi relativi al pericolo di attacchi informatici e attività sleali, riguardanti capitale e limiti economici e includenti la possibilità che il focus su di esso sia negativamente condizionato dalle crisi finanziarie già in corso.
Un suo eventuale progresso pare promettere all’economia globale innumerevoli benefici, includenti non solo innovazioni tecnologiche e progressi scientifici ma anche nuove opportunità lavorative indirizzate a vari settori (ad es. ingegneristico, produttivo, logistico ecc.) e incoraggianti proiezioni in termini di business.
Tuttavia, per comprendere a pieno il potenziale intrinseco del settore economico-spaziale, aiuta delinearne i contorni definitori.
Innanzitutto, esso fa riferimento a quella catena di valore che, guidata dalla ricerca scientifica e orientata tanto allo sviluppo di beni e servizi quanto allo sfruttamento delle c.d. risorse spaziali, attraverso la combinazione di nuove tecnologie, alimenta tutte quelle attività economiche legate all’utilizzo dello spazio extraterrestre e del contesto aerospaziale, facenti capo pertanto alla progettazione, produzione e gestione di veicoli spaziali, all’industria aerospaziale e manifatturiera, all’estrazione di risorse spaziali estranee al nostro pianeta, alla comunicazione e alla navigazione satellitari, all’esplorazione spaziale e al turismo spaziale, coinvolgente in maniera potenzialmente emergente anche le attività connesse ai viaggi spaziali per privati.
In particolare, la space economy comprende tre tipologie di business: upstream, midstream e downstream. Il settore upstream coinvolge le attività legate all’esplorazione, allo sviluppo e all’estrazione delle risorse; l’area midstream è il complesso di tutte le infrastrutture adeguate a permettere il raggiungimento dello spazio; infine, il segmento downstream include lo sviluppo dei dati raccolti dagli impianti in orbita. In sintesi, le tre tipologie di business rappresentano le diverse fasi della catena del valore dell’industria spaziale nonché il quadro di riferimento all’interno del quale gli attori interessati identificano opportunità di investimento e potenziali attrattive, recepite e scelte nelle dimensioni di specificità e diversità dei segmenti del settore.
Il coinvolgimento nella space economy, infatti, non riguarda solo gli interessi governativi e scientifici ma alletta anche l’attenzione delle industrie e delle aziende private. Basti pensare che, negli ultimi anni, la complessità e la globalità della space economy hanno determinato un ampliamento del numero e della tipologia sia degli attori che dei clienti interessati, i quali si stanno ponendo come i protagonisti assoluti di una rivoluzione che, foriera di un nuovo vantaggio competitivo, potrebbe cambiare le sorti della c.d. era spaziale.
Proprio l’evoluzione di quest’ultima, il cui inizio risale al 4 ottobre 1957, data in cui è avvenuto il lancio in orbita del satellite Sputnik 1, pare aver mutato direzione, non più concentrandosi sulle sole missioni scientifiche ma includendo, con l’ingresso nel corrente millennio, nuovi interessi in capo ad aziende e start-up private, soprattutto negli Stati Uniti, dove, nel corso degli anni, la subordinazione agli enti spaziali nazionali è diminuita con il crescere delle imprese private operanti anche nel settore aerospaziale (fra le più note, la Blue Origin, creata da Jeff Bezos, e la SpaceX, fondata da Elon Musk). Non a caso, se per diverso tempo l’industria aerospaziale ha trovato nutrimento finanziario nel sostegno da parte delle istituzioni e delle agenzie governative (prime fra tutte, la NASA), oggigiorno, invece, è in corso un’ambiziosa privatizzazione della stessa, dovuta in gran parte alla dipendenza del settore dall’evoluzione digitale.
Eppure, soprattutto in Europa, sono ancora fortemente interessate allo sviluppo della space economy anche le istituzioni e gli enti governativi, dalle cui attività scaturiscono soprattutto limiti ambientali e normativi. Seppure, in tal senso, il contesto vari da nazione a nazione, dipendendo dalle risorse, dagli interessi e dagli obiettivi specifici di ciascun paese, in un’ottica generale e complessiva, gli stati europei continuano a mantenere elevato il loro tradizionale approccio alle potenzialità della space economy, destinando alla sua crescita ingenti investimenti e risorse economiche. In tal senso, primario il ruolo ricoperto dall’ESA, Agenzia Spaziale Europea, organizzazione internazionale composta da 22 stati membri, il cui primario obiettivo è promuovere programmi spaziali congiunti e di cui l’Italia è fra i membri fondatori e fra i principali contributori. Attualmente, il programma ESA previsto per il 2024 pone l’attenzione sull’implementazione di vari settori, comprendenti la space economy, in una prospettiva che ha altresì cura delle nuove istanze in termini di sostenibilità ambientale.
A tal proposito, emerge il dovere di non trascurare il focus sulle politiche ambientali, dato l’indubbio e significativo impatto del settore sull'ecosistema e la conseguente necessità di mitigarne gli effetti negativi. Tuttavia, il rispetto delle esigenze ambientali richiede una salda combinazione di innovazioni tecnologiche ancora in via di potenziamento e consolidamento. L’ambizione di incrementare la produzione di veicoli spaziali riutilizzabili e con motori a propellente verde e non inquinabile, l’impegno di sviluppare nuove tecnologie capaci di ridurre le emissioni di gas serra derivanti dai lanci dei razzi e di introdurre nuovi materiali sostenibili nel processo produttivo dei veicoli spaziali nonché la volontà di esplorare l’uso di fonti energetiche alternative e ridurre i rifiuti spaziali sono certamente fra le finalità principali atte a rendere il settore aerospaziale sostenibile.
Oltre la dipendenza dall’evoluzione tecnologica e dalle politiche ambientali e sostenibili, però, determinante è anche l’impatto normativo. Il contesto normativo che fa da cornice alla crescita dell’industria aerospaziale è complesso e dai contorni ancora non definiti. Inoltre, in riflesso al progresso del settore, esso è in continua evoluzione. La produzione delle relative normative dipende dalle attività delle imprese, degli enti governativi e delle istituzioni poiché alle stesse esse devono aderire al fine di rispettare criteri di sicurezza, normative a tutela della protezione ambientale e della proprietà intellettuale, normative commerciali e di protezione dei consumatori. Pertanto, l’attività aerospaziale è soggetta a vari limiti regolamentari, conformi ai principi e agli accordi del diritto spaziale internazionale e alle norme di sicurezza nazionali.
Infine, non può non considerarsi la constatazione che il cambiamento delle prospettive legate alla dimensione spaziale, diretta conseguenza dell’evoluzione supra accennata, non solo ha mutato le opportunità provenienti dal contatto con la realtà della space economy ma anche, e soprattutto, ha generato ulteriori possibili rischi legati alla sua stessa espansione.
Certamente, le negatività affioranti contemplano il pericolo di attacchi informatici ed attività sleali connesse alla violazione di dati e informazioni sensibili, che potrebbero mettere a repentaglio la sicurezza delle nazioni e il progresso tecnologico-spaziale.
Altro emergente rischio riguarda il valore economico, dipendente dagli elevati costi di accesso e sviluppo, dalla complessità tecnologica, dalla variazione nei costi delle materie prime e dalla domanda dei servizi spaziali, della competizione e della conseguente sovrapproduzione. Gli elevati costi da sostenere per accedere all’industria aerospaziale, infatti, sovente rappresentano una barriera significativa per le imprese interessate. Inoltre, la complessità tecnologica che interessa il settore e i rischi tecnici di vario tipo riproducono un altro limite economico, così come la variazione nei costi delle materie prime e nella domanda dei servizi spaziali, aspetti incidenti sulla redditività delle imprese operanti nel settore, le quali, con l’incremento delle attività spaziali, potrebbero accrescere la loro competitività, da un lato causando una pressione sui prezzi e sulla redditività, d’altro lato, invece, offrendo opportunità di collaborazione a tutte le imprese in grado di entrare nel mercato, comprese anche PMI (rappresentanti gran parte del tessuto industriale del nostro paese) e start-up.
Un ultimo rischio da non sottovalutare, infine, riguarda la possibilità che la prosperità dell’industria aerospaziale e la conseguente crescita della space economy possano essere influenzate dalle crisi finanziarie dominanti, data l’ inclinazione, caratterizzante ogni genere di crisi economica, di ridurre o azzerare gli investimenti in settori apparentemente non essenziali, come potrebbe erroneamente reputarsi il settore aerospaziale. Tuttavia, una valida opera di sensibilizzazione sull’importanza dell’industria aerospaziale e sui possibili benefici che potrebbero derivare da un suo potenziamento, integrata dal perseguimento dei più recenti obiettivi in termini di innovazione e sostenibilità e dalle attività connesse al valore della responsabilità sociale, può rivelarsi d’aiuto affinché l’interesse per la space economy non diminuisca, vanificando opportunità e virtualità.
* Dottoressa in Giurisprudenza e Dottoranda di Ricerca in Organizzazione Aziendale presso l’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro
SITOGRAFIA
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Di Ienno A. (2023), “Space Economy: L’Italia in una posizione leader”, in Vortici, https://vortici.it/space-economy-litalia-in-una-posizione-leader/
N.B. L’intero articolo è disponibile on line www.ictedmagazine.com
