Dott.ssa in Ingegneria Alimentare
Giunti al termine di un lungo percorso di studi durato cinque anni e trascorso in un battito di ciglia, è tempo di bilanci: cosa ho imparato? Come questi anni hanno contribuito alla mia crescita personale e professionale? Ciascuno deve trovare le proprie risposte, perché solo da queste si può imbastire un serio e proficuo discorso sul futuro: cosa fare dopo il diploma? Ecco, per tutti arriva il momento della fatidica domanda, il momento in cui bisogna fare una scelta, forse la più importante della nostra vita.
All’apparenza sembra si stia soltanto decidendo come proseguire gli studi, ma, forse inconsapevolmente, si sta scegliendo cosa fare della propria vita, dacché la propria professione costituisce non solo una fonte di guadagno, ma anche le mansioni che occupano gran parte della giornata negli anni a venire.
Scegliere quindi sulla base delle materie studiate meglio, credendo di non essere portati per le altre solo perché, probabilmente, non si andava d’accordo con il professore o non se ne riusciva a seguire il metodo, è sbagliato, come sbagliato è scegliere perché consigliati dalla propria famiglia, dai propri amici: la scelta deve essere personale e non deve essere necessariamente affine al percorso scolastico compiuto. È importante invece conoscere quello che un corso di laurea offre durante il suo svolgimento e cosa promette al suo termine; quale figura professionale viene formata, le competenze, le conoscenze, i settori lavorativi in cui può essere inserita. Per fare una scelta consapevole bisogna sapersi proiettare nel mondo del lavoro, dato che l’università è semplicemente il trampolino di lancio.

Negli ultimi anni è aumentata notevolmente la percentuale di studenti diplomati che proseguono gli studi iscrivendosi ad un corso di laurea in ingegneria. Secondo i dati AlmaLaurea, a cinque anni dalla laurea è occupato il 95% degli ingegneri mentre la stabilità lavorativa raggiunge l’89% degli occupanti, ben 16 punti percentuali in più della media nazionale; inoltre, un laureato su tre risulta già assunto alla data della laurea.
La maggior parte dei ragazzi, però, decide di intraprendere questo percorso perché convinto che essere laureato in ingegneria implichi trovare lavoro facilmente, senza essere consapevole di che cosa significhi realmente essere un ingegnere (si badi: non svolgerne la professione, ma esserlo!). Questo articolo ha come obiettivo quello di illustrare al meglio tale figura professionale, mettendo in risalto aspetti il più delle volte trascurati.
L’ingegnere è una figura professionale versatile, che sa trovare soluzioni semplici e pratiche a problemi tecnici di svariato tipo, applicando dei principi matematici e sfruttando le conoscenze nel campo della fisica e della chimica. L’attitudine verso la matematica, la scienza ma soprattutto la tecnologia è un buon presupposto per essere dei bravi ingegneri. Mentre nelle facoltà di matematica, fisica, chimica l’attenzione viene maggiormente rivolta allo studio dei paradigmi scientifici, del substrato teorico, dei modelli matematici, e solo successivamente alle applicazioni tecnologiche, nella facoltà di ingegneria le conoscenze scientifiche sono solo gli strumenti per la modellazione e la progettazione di apparecchiature e prodotti.
Ma non è tutto: un bravo ingegnere è una persona creativa, originale, critica ed esperta nel campo d’interesse; questo gli consente di realizzare nuovi prodotti, nuove strutture, nuovi sistemi e macchinari che soddisfano a pieno le esigenze della società e dei consumatori. Oggi la figura dell’ingegnere trova impiego in vari settori, dalle infrastrutture all’elettronica, dai prodotti chimici e automobilistici all’intelligenza artificiale, a seconda del campo di specializzazione scelto. Più dettagliatamente, il ramo dell’ingegneria dell’informazione si occupa di modellare e controllare sistemi dinamici, progettare e programmare sistemi software, hardware e infrastrutture IT. Tuttavia, nel presente lavoro si vuole focalizzare l’attenzione sulla figura dell’ingegnere industriale, e nella fattispecie chimico.
Il ramo dell’ingegneria industriale si occupa di progettare, controllare e ottimizzare processi di diversa natura industriale. L’ingegnere industriale (o di processo) è la figura professionale responsabile dello sviluppo di impianti e processi nei diversi settori industriali. Dall’ideazione delle specifiche di prodotto, alla progettazione dei macchinari, fino alla messa in commercio; un ingegnere industriale sviluppa a 360° un processo, con l’obiettivo di ottimizzare la qualità, la produttività e l’efficienza, assicurando sicurezza e sostenibilità ambientale.
Il suo contributo risulta pertanto essenziale in ogni fase della produzione, dalla ricerca e sviluppo alla fabbricazione, dall’implementazione al controllo, oltre che nelle operazioni amministrative e gestionali. Grazie alla sua formazione multidisciplinare, un ingegnere di processo può lavorare in diversi settori dell’industria di trasformazione, ne sono esempio l’industria chimica, l’industria farmaceutica, l’industria petrolchimica e l’industria alimentare. La formazione di base dell’ingegnere di processo si fonda sulla Termodinamica, sui fenomeni di trasporto e sulla cinetica. La termodinamica ha come oggetto di studio le trasformazioni dell’energia da una forma ad un’altra (meccanica in termica, ad esempio).
È un ambito della fisica fondamentale, perché permette all’ingegnere di processo di comprendere quale trasformazione può avvenire spontaneamente oppure necessita di un intervento esterno. Inoltre, consente di stabilire se un sistema è stabile in singola fase, o meno, in modo da sfruttare le sue caratteristiche per la progettazione e la regolazione delle cosiddette operazioni unitarie (distillazione, assorbimento etc). Altro ambito fondamentale è quello dei fenomeni di trasporto di quantità di moto, energia e materia. La conoscenza di come si trasportano tali grandezze fondamentali consente di studiare (e in alcuni casi determinare) i profili di velocità, temperatura e concentrazione di uno o più componenti in funzione del tempo e delle coordinate spaziali di un sistema.
Tali conoscenze sono imprescindibili per un ingegnere di questa tipologia, perché gli consentono di progettare adeguatamente le apparecchiature fondamentali dell’industria chimica, come scambiatori di calore, reattori e così via. Infine, la cinetica studia le reazioni chimiche, ovvero il modo in cui una specie si trasforma in un’altra, cuore e cardine di tutta l’industria di processo, di qualsiasi tipo. Attraverso lo studio cinetico si può comprendere se una reazione può avvenire o meno, se necessita di un catalizzatore (elemento che consente di aumentare la velocità di una reazione), qual è la sua resa e così via.
Strettamente connesso all’ingegnere di processo è l’ingegnere alimentare: i loro background sono infatti i medesimi. In Italia, il settore agroalimentare mostra una continua crescita. Ancora poco conosciuta però è la figura dell’Ingegnere Alimentare, dato che raramente ci si chiede e domanda come nasce un prodotto venduto al supermercato. L’ingegnere alimentare è la figura professionale esperta nella trasformazione e valorizzazione delle materie prime alimentari in bevande e cibi confezionati. Le conoscenze tecniche, gestionali, chimiche e agroalimentari gli consentono di svolgere diverse funzioni, che spaziano dallo sviluppo di processo o di prodotto alla progettazione di impianti e apparecchiature per l'industria alimentare. Un ingegnere alimentare conosce i problemi della filiera, sa valutare la qualità del cibo, è preparato riguardo alla sicurezza alimentare, sa come migliorare le tecnologie esistenti o creare innovazione di processo nell’ottica della sostenibilità.
Tutto quanto riportato finora concerne le caratteristiche tecniche della figura dell’ingegnere. Ma vi è un altro aspetto, quasi sempre trascurato, che risulta fondamentale nella costituzione di una figura professionale adeguata: la costruzione di un pensiero critico. I modelli scientifici e le relative equazioni non sono dogmi indiscutibili, ma sono soggetti a continue revisioni e correzioni, in accordo con i progressi della ricerca. Il modo in cui tali progressi avvengono, ciò che li giustifica e ne stabilisce i limiti di validità è oggetto di studio di una branca della filosofia della scienza che si chiama epistemologia.
Conoscerla e studiarne gli assunti principali consente all’ingegnere di operare in ambito scientifico con maggiore consapevolezza. Per quanto possa sembrare un paradosso (e la continua settorializzazione del sapere non fa che accentuarne la gravità), lo studio umanistico e filosofico si rivela fondamentale anche per una figura professionale legata ad ambiti esclusivamente tecnologici: è in grado di trasformare un ingegnere tecnicamente preparato in un ingegnere consapevole non solo della realtà industriale in cui opera, ma di tutto quanto lo circonda, sia esso materiale o immateriale.
In definitiva, quindi, l’ingegneria oggi offre numerose prospettive di carriera e svariate opportunità di lavoro, con retribuzioni importanti e posizioni di estrema responsabilità. Tuttavia, il successo in ambito professionale non dipende solo dal corso di studi: è l’interesse e la propensione all’aggiornamento che fa la differenza nel post-laurea. Sono i sogni e le passioni che devono guidare nelle scelte, qualunque sia la carriera accademica e lavorativa che si decida di intraprendere.
N.B. L’intero articolo è disponibile on line www.ictedmagazine.com
