E’ noto, come sottolineato in altri articoli pubblicati su Icted Magazine, che l’età evolutiva è un periodo di sviluppo e formazione in cui il bambino prima e l’adolescente poi attraversano delle fasi di crescita da punti di vista diversi, in primis fisico-motorio, cerebrale, ma anche cognitivo, affettivo-emotivo, socio-relazionale, tra quelli principali.
L’adolescenza, in particolare, è una delicatissima transizione psicologica e neurobiologica, che porterà alla formazione del cervello adulto: durante questa fase della vita di un individuo, il nostro encefalo si modella (ricordate l’importante “plasticità neuronale” di cui abbiamo già parlato nell’articolo sopra citato), si definiscono progressivamente e definitivamente le connessioni tra i neuroni, che consentono al ragazzo di costruire e mantenere quelle competenze cognitive, relazionali, emotive ed affettive a cui abbiamo fatto prima riferimento.
Studi recenti in ambito psicopatologico hanno dimostrato che proprio gli adolescenti sono i soggetti maggiormente esposti ai fattori che possono favorire l’esordio e il mantenimento delle malattie psichiche, e, dal punto di vista eziologico, oltre alle sostanze stupefacenti, lo stress, i maltrattamenti, la violenza e gli abusi, anche la tecnologia gioca un ruolo non meno determinante.
Viviamo ormai in una società digitalizzata, in cui i nostri giovani sono infatti definiti “nativi digitali”, etichetta coniata dallo scrittore statunitense Marc Prensky per descrivere questa nuova generazione.
Quasi il 95% dei ragazzi tra i 14 ed i 19 anni utilizza Internet, e, secondo l'Atlante dell'Infanzia a rischio 2024 di “Save the children”, e i dati Istat 2021-2022, quasi due terzi dei bambini e ragazzi della fascia di età compresa tra i 6 e i 17 anni utilizza Internet tutti i giorni, mentre sono circa tre su quattro a usare uno smartphone.
Sono dati allarmanti, che evidenziano già la potenziale manifestazione del disturbo della dipendenza da Internet e da dispositivi mobili.
Altri studi neuroscientifici hanno dimostrato che l’utilizzo eccessivo di smartphone, gaming, Internet e social network provoca effetti sullo sviluppo cerebrale dei minori in formazione.
In particolare, negli adolescenti con dipendenza marcata da smartphone, sono state osservate modificazioni della materia bianca (prevalentemente dei fasci di connessione cortico-subcorticali) simili, almeno in parte, a quelle riscontrate in soggetti con dipendenza da Internet. Alcuni studi hanno segnalato, ad esempio, un peggioramento sintomatologico nei bambini e negli adolescenti affetti da Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (“ADHD”) e rischi elevati per soggetti con forme di autismo ad alto funzionamento (sindrome di Asperger).
Dal punto di vista cognitivo, diverse ricerche sono arrivate alla conclusione che, se da un lato l’esposizione ai videogiochi ed al cosiddetto “gaming” migliora, per quanto possa sembrare paradossale, l’attenzione visiva e quella divisa e la coordinazione oculo-motoria, a discapito però della prestazione; di contro peggiora l’attenzione sostenuta e genera comportamenti aggressivi e violenti, come dimostrano le numerose recenti cronache di adolescenti autori di omicidi o bullismo e cyberbullismo.
A livello psichiatrico, ancora, si è riscontrato un fenomeno di sovrastimolazione sensoriale agli stimoli provenienti dagli smartphone, che, attraverso gli alert, i messaggi ed i “like”, inducono uno stato di allerta perenne, che produce conseguenze sull’attenzione generale, la memoria ed i ritmi circadiani, cioè quelli sonno-veglia, con la loro compromissione.
Addirittura, quasi il 90% dei ragazzi riferisce di aver provato il fenomeno della “vibrazione fantasma”, ovvero di aver falsamente creduto per autosuggestione di aver ricevuto messaggi al cellulare.
Anche nell’area emotivo-affettiva e socio-relazionale le tecnologie possono provocare molti effetti negativi.
Circa il 10% dei giovani tra i 12 ed i 25 anni palesa la sua insoddisfazione di vita e per le relazioni interpersonali, riportando i sintomi della depressione e dei disturbi d’ansia.
Inoltre, la dipendenza da Internet e l’isolamento sociale, tipico della sindrome di Hikikomori, che negli ultimi anni si sta diffondendo anche in Italia, sono due fenomeni che portano l’individuo a ritirarsi progressivamente dalla propria vita sociale offline, preferendo interagire online con altre persone.
Un utilizzo eccessivo di tali oggetti può comportare: iperattività, disturbi del sonno, mancanza di concentrazione, disturbi dell’umore, della regolazione delle emozioni e allontanamento del bambino dai rapporti sociali, a discapito delle sue capacità comunicative.
Per gli adolescenti il rischio di isolamento è ancora maggiore, poichè sono loro a sviluppare maggiormente il disturbo da Hikikomori: si tratta soprattutto di ragazzi, prevalentemente di sesso maschile, che rinunciano alla frequenza scolastica per dedicarsi esclusivamente alla realtà virtuale, confondendo il giorno con la notte.
In questo modo perdono ogni tipo di contatto umano reale con i pari e la famiglia, arrivando a soffrire di depressione e facile irritabilità.
Preme sottolineare che con questa analisi non si vuole demonizzare l’uso di Internet e dei dispositivi informatici di cui siamo oramai tutti dotati, dato che vengono anche utilizzati in ambito didattico.
Si desidera unicamente porre l’attenzione sui gravi rischi dell’abuso di tali mezzi, soprattutto da parte di soggetti in età evolutiva la cui vita futura può essere fortemente condizionata dagli effetti nocivi della dipendenza.
A questo punto, ci sembra utile indicare delle misure di prevenzione che potranno essere adottate soprattutto dai genitori nei confronti dei propri figli:
- cercare di far usare Internet per la stessa quantità di tempo ogni volta;
- provare a definire e far rispettare un tempo dedicato all’uso di Internet;
- provare a ridurre quotidianamente la quantità di contenuti;
- cercare di incrementare le attività offline;
- provare a far tenere d’occhio le emozioni quando sono connessi e quando non lo sono;
- provare a far riflettere su quanto tempo passano su Internet, piuttosto che impegnato in altre attività;
- provare a far fare una lista personale delle cose che Internet impedisce loro di fare;
- suggerire loro di controllare la postura davanti al PC;
- consigliare di provare a riconoscere i segnali del corpo, ad esempio stanchezza, mal di testa, alimentazione sregolata, ecc., ed ad ascoltarli.
Soprattutto, quello che è fondamentale, è che le famiglie abbiano un dialogo quotidiano con i propri figli, a partire dall’età infantile, attraverso la costruzione di momenti di interazione sociale e scambi affettivi, ad esempio quando tornano da scuola e si siedono a tavola con i genitori al momento del consumo del pasto, occasione in cui spegnere tutti gli smartphone ed anche il televisore farà loro scoprire un mondo meraviglioso di rapporti e relazioni umane.
*Avvocato, funzionaria amministrativa presso il Centro Sistema Bibliotecario dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, studentessa di “Scienze e tecniche Psicologiche” presso il medesimo Ateneo
SITOGRAFIA
https://fondazioneonda.it/it/attenzione-agli-effetti-della-tecnologia-sugli-adolescenti/;
https://www.unobravo.com/post/dipendenza-da-internet-sintomi-e-cause;
https://www.ecodelchisone.it/news/2024-06-12/giovani-ansia-videogiochi-social-cyberbullismo-rischi-nell-uso-smartphone-extra-dati-52308#:~:text=Secondo%20l'Atlante%20dell'Infanzia,quattro%20a%20usare%20uno%20smartphone;
https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/bambini-col-digitale-piu-danni-o-piu-vantaggi-che-fare;
https://www.igeacps.it/i-processi-di-sviluppo-dei-nativi-digitali;
https://www.opl.it/public/files/19976-Psicologia-e-dipendenza-da-internet.pdf
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