Didattica e Tecnologie

Le comunità di pratica come ecosistemi innovativi per la transizione digitale

Le comunità di pratica come ecosistemi innovativi per la transizione digitale

I processi di innovazione che la transizione digitale è chiamata ad attivare all'interno delle scuole, devono necessariamente passare attraverso una formazione efficace del personale scolastico. Non si tratta solo di promuovere una cultura digitale, ma di accompagnare questo profondo cambio di paradigma con una formazione partecipata e collaborativa , ispirata all’apprendimento esperienziale e a forme organizzative più fluide.

Le comunità di pratica interne alle scuole, sebbene non siano realtà nuove nel panorama educativo , sono state introdotte dal Piano Scuola 4.0 Missione 4 del PNRR, come misure di accompagnamento all’utilizzo efficace dei nuovi ecosistemi di apprendimento, con il compito di “favorire lo scambio e l'auto riflessione sulle metodologie”.

Successivamente sono state riproposte dalle Istruzioni Operative del DM 66/20233 della linea di Intervento 2.1, come una delle tre tipologie di attività di formazione dedicate al personale scolastico, la meno nota, la più trasversale e potenzialmente la più funzionale. Vediamo come e perché.

Cos’è una Comunità di Pratica?

Il termine di Comunità di Pratica (CdP) coniato dalla antropologa Jean Lave e dal sociologo Étienne Wenger4, descrive un modello di apprendimento iniziale e continuo all’interno di una comunità di pari,di esperti e meno esperti Questo modello di orientamento alla formazione professionale, che Wenger 5ha definito “la tribù che apprende”6trova forme di applicazione in tutti settori dal business, del management,ma è all’interno delle istituzioni scolastiche che la CdP assume una valenza innovativa dando vita a un processo di apprendimento che dalla collaborazione e condivisione tra pari, arriva alla riflessione,alla pratica e all’implementazione. Se tradizionalmente la scuola adotta modelli di formazione a struttura piramidale, “top down”, la struttura organizzativa di una CdP propone piuttosto una prospettiva rovesciata non gerarchica e sempre “bottom up”. Tutti i componenti di una CdP, esperti e meno esperti, sono accomunati da una dichiarata intenzionalità e da una forte identità condivisa, collaborano in modalità peer2peer,sperimentano, creano risorse e si confrontano sulle condizioni che promuovono l’efficacia di prassi e processi.

Cosa non è una CdP

A volte per comprendere con maggiore precisione una nuova forma organizzativa è spesso più efficace chiarire quello che non è.
Non bisogna confondere la CdP con i ‘team’ che sono strutturalmente unità organizzative finalizzate alla realizzazione di progetti e al raggiungimento di obiettivi misurabili. Gli esperti del team sono individuati sulla base delle loro competenze, abilità ed esperienze funzionali al raggiungimento di un obiettivo predefinito.
Non bisogna inoltre confondere le CDP con percorsi di ricerca azione dove il processo di raccolta e lettura dei dati come anche quello della ricerca segue procedure condivise ma sempre rigorosamente predefinite

Perché le Comunità di Pratica

L'obiettivo principale della CdP non è dunque quello di creare artefatti, individuare modelli organizzativi, misurare risultati o verificare ipotesi, quanto piuttosto quello di promuovere un processo di pratica e ricerca continua, che faciliti la diffusione di informazioni, idee e buone pratiche per il miglioramento dell’offerta curricolare e l’individuazione di soluzioni organizzative efficaci.

Le CdP nella loro versatilità e dinamicità risultano particolarmente efficaci per:

  • condividere esperienze e buone pratiche con tutta la comunità educante
  • incoraggiare la pratica e la sperimentazione quotidiana di risorse e di ambienti digitali
  • offrire supporto tempestivo a tutti i partecipanti sotto forma di mentorship
  • facilitare la sperimentazione di metodologie attive e la riflessione sulla loro efficacia
  • coinvolgere attivamente tutta la comunità educante
  • ridurre tra il personale scolastico,il senso di isolamento e forme diffuse di ansia e inadeguatezza
  • promuovere l’alfabetizzazione ai nuovi linguaggi e alle competenze digitali

Infine poiché che le CDP hanno la funzione di “favorire lo scambio e l'auto riflessione sulle metodologie di innovazione”7, grazie alla loro versatilità e flessibilità organizzativa,possono svolgere un ruolo strategico nell'accompagnare la transizione digitale in tutte le linee di investimento della Missione 4, come ad esempio la creazione di un curricolo transdisciplinare STEAM all’individuazione di strategie e strumenti per promuovere la valutazione formativa e il feedback reciproco negli ambienti innovativi di Scuola 4.0.

Esempi di CDP esistenti e largamente partecipate

Le CDP non sono una novità e sono già presenti in molti campi educativi.Due esempi tra tutti sono quello di eTwinning e di All Digital
Da quasi 30 anni la missione della community eTwinning è quella di contribuire al miglioramento dell’offerta formativa dei sistemi scolastici in Europa, anche grazie a metodologie di apprendimento ed insegnamento attivo e all’utilizzo delle nuove tecnologie(ICT). E’ dunque una comunità che offre opportunità di collaborazione, di innovazione e formazione professionale, grazie ad una piattaforma digitale (ESEP/ European School Education Platform 8).

All Digital con sede a Bruxelles,è un’associazione di organizzazioni pan-europee dedicate alla promozione delle competenze digitali in Europa e in particolare al supporto ai cittadini a rischio di esclusione digitale9. Opera sulla piattaforma Basecamp, è aperta a tutti coloro che operano nel campo dell'istruzione e della formazione e ha all’attivo due comunità di pratica tra cui la DigComp CoP10 che ha accompagnato la creazione di tutti i framework del Digcomp.

Chi può far parte della comunità di pratica nelle azioni del PNRR

Nelle istruzioni operative del DM 66/2023 11la partecipazione alla comunità di pratica viene indirizzata a docenti,formatori,tutor, personale scolastico interno e anche a esperti esterni che abbiano competenze nel settore dell'innovazione didattica e digitale. Ad essi viene affidato un ruolo di coordinamento delle attività di ricerca e di documentazione, ma anche il compito di dare impulso alle attività di formazione attivando le sinergie necessarie per condividere,diffondere le pratiche innovative, i contenuti, le strategie, i materiali, le metodologie. A tutti loro è demandato il compito fornire supporto al personale scolastico e promuovere il loro sviluppo professionale.

Gli ambiti di expertise sono praticamente innumerevoli e possono estendersi dalla gestione didattica e tecnologica degli ambienti di apprendimento innovativi,fino alla formazione alle professioni digitali del futuro. Possono inoltre essere richieste esperienze relative alle metodologie attive e collaborative del Project Based Learning e Problem Based Learning, la ricerca con Inquiry Based Learning, la narrazione con il digital storytelling, l’utilizzo di approcci di edutainment e gamification, il potenziamento dei percorsi per l’insegnamento dell’educazione civica digitale e dell’ educazione alla cittadinanza digitale,la formazione all’uso consapevole delle tecnologie digitali ed infine nonché l’individuazione di soluzioni efficaci per migliorare la gestione amministrativa,l’organizzazione e la comunicazione.

Qualunque sia il grado di competenza e di esperienza, tutti componenti della CdP facilitano il processo di formazione professionale continuo agendo come manager del sapere e del saper fare.
L'attribuzione dei ruolo all’interno della CdP avviene di norma attraverso un processo condiviso, a partire dalle conoscenze,inclinazioni, interessi e competenze di ciascuno. Ai ruoli si possono associare attività come quelle di fornire input,stimolare processi di brainstorming o di feedback,sperimentare strategie,testare materiali,supportare colleghi, supportare i TEAM di progetto nel rimodulare percorsi di formazione e soluzioni organizzative.

A titolo esemplificativo e non esaustivo, si possono elencare i ruoli di : facilitatore, timoniere , mentor , stratega ,implementare, storyteller,creativo,graphic designer,social media manager,moderatore e PR.
Nelle Istruzioni operative del dm 66 /2023 viene prevista anche la partecipazione di esperti esterni con il compito di “promuovere la ricerca, la produzione, la condivisione, lo scambio dei contenuti didattici,delle strategie,delle metodologie e delle pratiche innovative di transizione digitale all’interno della scuola, sia di tipo didattico ( docenti) sia di tipo organizzativo amministrativo (dirigenti, DSGA, personale ATA)”12.

Si tratta in questo caso di esperti nel settore dell’innovazione didattica e digitale che possono favorire anche il raccordo con altre scuole a livello,locale, regionale o nazionale per lo scambio di buone pratiche.

Come organizzare una comunità di pratica in 7 steps

Dal momento che le CDP sono forme associative e dinamiche tra pari,i processi di collaborazione, possono non seguire strutture o modelli predefiniti. al fine di prevenire criticità,facilitare la comunicazione,documentare il processo e contribuire al miglioramento della qualità potrebbe essere funzionale l’utilizzo di checklist di processo. Qui di seguito viene suggerita una possibile articolazione procedurale in sette fasi:

  1.  Identificare l’area di pratica e di ricerca per promuovere la transizione digitale all’interno della scuola e favorire lo scambio di contenuti didattici.
  2. Promuovere attività di team building anche ricorrendo a coach esperti esterni,al fine di attivare dinamiche relazionali e favorire la creazione di un clima positivo all’interno del gruppo. Queste attività rigorosamente svolte in presenza, sono fortemente consigliate perchè creano opportunità per conoscersi a livello personale e non solo professionale, favoriscono la costruzione di una cultura di fiducia reciproca,(es. maggiore serenità nel condividere opinioni e punti di vista). Favoriscono inoltre la restituzione costruttiva di feedback in modo che le riflessioni e le osservazioni siano sempre motivate e orientate al miglioramento.
  3. Definire una roadmap temporale, predisponendo un calendario degli incontri e delle attività in modo da evitare, nel corso dell’anno, sovrapposizioni con altri impegni scolastici che penalizzano la partecipazione di alcuni componenti. La roadmap serve inoltre a definire meglio le aree di formazione e di ricerca nella fase operativa.
  4. Predisporre la governance del processo, ovvero come viene gestita come la strategia operativa, la collaborazione tra pari,il modus operandi, i linguaggi,la condivisione delle conoscenze e delle buone pratiche,gli interventi di mentorship e coaching. É sempre opportuno definire poche ma chiare regole per gestire la comunicazione e le aspettative di comportamento come anche prevedere interventi di mentorship e coaching per la risoluzione di criticità e conflitti.
  5. Individuazione degli strumenti di interazione e collaborazione. Primo tra tutti va scelta la piattaforma e gli strumenti digitali per la gestione, creazione,condivisione di materiali, per la comunicazione.La piattaforma digitale diventa una sorta di quartier generale della comunità dove tutti i partecipanti possono accedere alle risorse prodotte e/o condivise , collaborare in sincrono e asincrono , risalire alla cronologie , consultare il calendario e fornire feedback. E’ opportuno riflettere e valutare con attenzione la scelta di questi strumenti rispetto ai criteri di versatilità, sostenibilità e accessibilità. E’ opportuno inoltre individuare anche uno spazio fisico, possibilmente laboratori o ambienti di apprendimento innovativi dove i componenti del gruppo possano svolgere le attività in presenza. 
  6. Definizione di ruoli.In assenza di una rigorosa struttura gerarchica predefinita i partecipanti a una CDP possono assumere compiti diversi,anche più ruoli contemporaneamente, sulla base dei bisogni e dell’evoluzione del processo.

Risorse e possibili campi di formazione e di ricerca

Per quanto riguarda invece le aree di possibile interesse per le CdP si consiglia di partire dalle forme di accompagnamento e supporto all’utilizzo degli ambienti di apprendimento innovativi realizzati dai progetti di Scuola 4.0 (Azione 1 Classroom e Azione 2 LABS)In questo caso possono essere individuate soluzioni organizzative e materiali di supporto alla promozione dell’agency e dell’autonomia degli studenti( checklist, infografiche di facile consultazione sui ruoli, sui tempi, sulle consegne.

Partendo dall’analisi delle aree di competenza del DigComp 2.214 e del DigCompEdu15 si può sviluppare il curricolo della scuola orientato alle competenze digitali come ad esempio l’individuazione dei bisogni formativi e i ruoli dello studente e del docente (DigcompEdu Area 2,4 e 5),le risorse e gli strumenti (DigCompEdu, area 2), le competenze digitali irrinunciabili(DigComp 2.2, area 1,3,4 e 5 ) le competenze organizzative e didattiche (DigComp 2.2 area 2.

Infine per documentare e rendere accessibili le buone pratiche e le risorse già esistenti nella scuola si può realizzare un catalogo multidimensionale selezionando il materiale con l’ausilio dell’ICAP Framework, sviluppato da Micheline T. H. Chi e da Ruth Wylie della Arizona University Il Framework ICAP propone una tassonomia su 4 tipologie di attività (Interattiva,Costruttiva,Attiva e Passiva) particolarmente efficace per comprendere l’importanza del design e della formulazione della consegna dal momento che il fatto di disporre di strumenti digitali non sempre promuove creatività e lo sviluppo del pensiero critico.

ecosistemi innovativi1

Tra le possibili risorse a disposizione delle CdP si ricordano quelle sviluppate dall’OECD per la promozione della creatività, del pensiero critico e del benessere e in particolare la versione beta dell’app CERI1 (Creativity and Critical Thinking ) che mette a disposizione dei docenti risorse educative formative, attività didattiche, rubriche di valutazione,, templates e molto altro.

Sulle comunità di pratica è disponibile online una vasta bibliografia scientifica in gran parte liberamente accessibile, ma tra questi si segnala una preziosa risorsa The communities of practices PlayBook2 a cura del JRC della Commissione Europea. Si tratta di un toolbox pubblicato nel 2021 interamente dedicato alle CdP. Il framework frutto di una rigorosa ricerca scientifica, è una guida alle buone pratiche di processi che accompagnano e supportano le attività di collaborazione e cooperazione all'interno di una CdP.


a cura di Catia Santini

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