Intelligenza artificiale e nuove frontiere

Test CAPTCHA: se sei un essere umano gioca

Test CAPTCHA: se sei un essere umano gioca

a cura di di Fabrizio Pennino

Quotidianamente quando proviamo ad accedere a Google, o in qualsiasi sito web, molte volte incappiamo nei test "CAPTCHA" che vengono utilizzati per verificare che un utente, che tenta di accedere ad un sito o ad un servizio web, sia un essere umano e non un bot, un programma costruito per limitare o sostituire le azioni di un essere umano on line.

Evoluzione dei CAPTCHA

Naturalmente i CAPTCHA nel tempo si sono evoluti, allo scopo di trovare delle contromisure contro le nuove tecnologie in grado di aggirarli, come ad esempio il software di Greg Mori e Jitendra Malik chiamato EZ-Gimpy, contro i nuovi bot, le varie Intelligenze Artificiali e i numerosi CAPTCHA Solver facilmente disponibili e accessibili anche per una rapida e superficiale ricerca sul web. Google, o tante altre aziende tech, proprio per questo motivo non hanno mai rilasciato il vero funzionamento di questi test, tuttavia, gli esperti, come mostrano in un servizio per ABC, sospettano l'esistenza di due possibili metodi.

Riconoscere i comportamenti umani

Negli ultimi anni le IA o i robot fisici hanno sviluppato la capacità di superare apparentemente dei CAPTCHA. Perciò, per rispondere a questa innovazione l'algoritmo dei CAPTCHA ha imparato a riconoscere i comportamenti prettamente umani. In primo luogo, quando bisogna cliccare su "non sono un robot" oppure scegliere le immagini giuste, come "quali di questi sono semafori", il test registra il movimento del mouse: nel caso in cui il movimento registrato sia troppo lineare e geometrico, allora verrà rilevato un possibile bot; viceversa se il movimento sia asimmetrico e casuale, allora l'utente probabilmente sarà un essere umano. In secondo luogo, secondo alcuni, molti metodi CAPTCHA utilizzerebbero la cronologia dell'utente, per verificare se i siti visitati verosimilmente siano propri di un essere umano o di un bot.

Il metodo Doom CAPTCHA

Nelle scorse settimane, invece, è stato implementato un metodo creativo e fantasioso, anche se poco praticabile.
Il videogioco di id Software e John Romero, di nome Doom, per via del suo magnifico codice, è stato fatto girare su un touchpad di un MacBook, su un test di gravidanza, su uno spettrogramma, su un bancomat, insomma un po' ovunque. In questa occasione, è stato utilizzato come metodo CAPTCHA: l'idea originale nacque nel 2012 dall'utente di GitHub vivirenremoto e poche settimane fa Guillermo Rauch, ingegnere informatico e CEO di Vercel, ha rilasciato una versione funzionante e quasi definitiva, meritando un plauso da John Carmack, co-creatore di DOOM. L'utente di GitHub dichiarò, 4 anni fa, che «I CAPTCHA non devono essere noiosi» e perciò pensò di coniugare il mondo di videogame con il mondo dei CAPTCHA.
Per superarlo bisogna uccidere almeno tre mostri, partendo dal 100% di salute e 50 munizioni.

Dunque, sostituendo i classici metodi, citati poc'anzi, metodi come controllare Doomguy per un breve tempo, potrebbero in un futuro essere i nuovi test divertenti disponibili per tutte le aziende tech. Si tratta, tuttavia, di un metodo poco praticabile e non risulta ancora un'opzione per i vari creatori di siti web, poiché il livello di difficoltà è decisamente alto e metterebbe in difficoltà non pochi utenti.

In ogni caso questo è un caso emblematico: di metodi CAPTCHA se ne troveranno sicuramente sempre di nuovi, e le tecnologie per contrastarli e aggirarli cresceranno al contempo. In questo gioco tra operatori del web che cercano di controllare gli accessi ed altro, il tempo dell’Umano che naviga nella Rete è poca cosa; in fondo, come sempre, vedi le continue notifiche di notizie con titoli improbabili ma utili per attirare l’attenzione, “il nostro tempo è il loro guadagno”1.

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1. Denominazione di un Convegno Tavola rotonda organizzato dall’Associazione Focus on e dalla rivista ictedmagazine.com il 13 aprile 2019 presso l’I.I.S. Fra’ Luca Pacioli di Catanzaro.

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