Orientamento, lavoro e futuro prossimo

Prospettive lavorative nell'ambito medico sanitario e psicologico

Avvocato, funzionaria amministrativa

Le professioni medico-sanitario-psicologiche, nel loro variegato complesso, hanno sempre esercitato una notevole attrattiva ed influenza, al momento della scelta dell’indirizzo universitario, preludio dell’ingresso nel mondo del lavoro.

Questo, per una serie di motivi: innanzitutto, per il fascino della professione medica, in primis di quella del medico in senso proprio, ma non soltanto; infatti, nell’etichetta “professione medica”, vanno incluse anche quelle finalizzate ad assicurare il benessere ed il miglioramento dello stato di salute del paziente, per cui tutte le cd. “professioni sanitarie”, ma anche quelle “psicologiche”.

La salute, infatti, non è soltanto quella fisica, bensì pure quella mentale, senza la quale spesso non si può godere delle funzioni biologiche del proprio corpo.

L’idea di poter curare e spesso salvare la vita di un essere umano aumenta l’autostima di coloro che si dedicano a questa nobile missione, e produce gratificazione per aver contribuito alla guarigione di un proprio simile.

Inoltre, tutte le professioni sanitarie, nella loro smisurata varietà e nei meandri delle loro specializzazioni, offrono davvero ottime prospettive occupazionali, in ogni settore, pubblico e privato.

Sono moltissime le aziende e gli ospedali che ricercano questo tipo di professionisti: se nelle strutture pubbliche si accede tramite concorso, nelle cliniche private si selezionano operatori del settore sanità per fornire ai pazienti un’assistenza sempre più efficiente e specialistica.

Ai motivi sopra menzionati che spingono e continueranno a spingere per la scelta di questo tipo di occupazioni, negli ultimi tre anni, se ne è aggiunto uno molto più importante ed a tratti drammatico: la pandemia da cui siamo faticosamente usciti, che ha stravolto le nostre vite ed ha avuto pesanti ripercussioni a livello sociale.

Questa ha contribuito a rendere necessaria la formazione di nuovi medici, soprattutto infettivologi, nonché di infermieri, troppo pochi quando sono scoppiati per la prima volta i virulenti contagi, un numero non sufficiente a fronteggiare l’emergenza.

A tutto ciò si sono aggiunte le problematiche psicologiche dovute all’isolamento forzato, le quali hanno creato delle vere e proprie patologie Covid-correlate, caratterizzate da ansia, depressione e disturbo post-traumatico da stress, che richiedono competenze specialistiche di nuovi psicologici clinici, sempre più indispensabili, anche per curare altre malattie mentali già note e in preoccupante aumento, quali rabbia ed aggressività patologiche, conseguenza dei rapidi e in parte deteriori cambiamenti della società contemporanea.

Infine, dopo la pandemia, da circa due anni, il numero dei professionisti medico-sanitari è progressivamente diminuito, fatto questo che ha arrecato un grave danno alla collettività, essendo la salute uno dei diritti fondamentali più basilari nella nostra vita, grazie al quale possiamo godere di altri diritti.

Per questo, e per molto altro ancora, vale la pena studiare corsi di laurea dell’area medico-sanitaria-psicologica: parliamo di professioni di aiuto e per l’aiuto alla persona umana, professioni dall’alto valore socio-morale e di notevole utilità pubblica.

E la scelta all’interno della categoria è, come sopra detto, davvero molto vasta e per tutti i gusti.

Partendo dalla classica e risalente “Medicina e Chirurgia”, che in diversi Atenei si suddivide in circa tre corsi di laurea (oltre al suddetto, “Odontoiatria e protesi dentaria” e “Medicina e chirurgia in lingua inglese”), le neodiplomate ed i neodiplomati che vorranno operare nell’ambito della sanità organica, potranno optare per diversi corsi di durata triennale, abilitanti all’esercizio delle cd. “professioni sanitarie”, come “Tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia”, “Infermieristica”, “Fisioterapia”, “Ostetricia”, “Logopedia” e “Dietistica”, ma l’elenco è ancora molto lungo (vedere alla fine dell’articolo).

Ci sono poi i corsi afferenti all’area medico-sanitaria, per formare specialisti che collaborano con i medici ed i loro colleghi di altro genere, come i corsi di “Bioinformatica” ed “Ingegneria biomedica”.

Infine, da ultimi, ma non per ultimi, non si possono non citare i numerosi corsi in ambito psicologico, che offrono anch’essi diversi e importanti sbocchi lavorativi, in cui la richiesta di competenze e professionalità è aumentata: a partire dai corsi di laurea triennale in “Psicologia”, nelle sue varie nomenclature e declinazioni a livello nazionale, che formano dottori in “Scienze e tecniche psicologiche”, i quali possono lavorare in determinati contesti, fino a quelli delle lauree magistrali, che spaziano dalla affascinante “Psicologia clinica” alla “Psicologia giuridica, forense e criminologica”, alle “Neuroscienze cognitive”, sempre più attuali.

Ma non bisogna trascurare neanche la nascita e lo sviluppo della psicologia della comunicazione e del marketing, che in questi anni si sta sempre più affermando, come la tradizionale psicologia delle risorse umane, del lavoro e delle organizzazioni, molto diffusa nelle aziende private.

A proposito dei corsi di laurea di ambito psicologico, va ricordato che anche i laureati triennali hanno buone opportunità di sbocchi occupazionali, se non intendono proseguire gli studi oltre il primo titolo universitario.

Infatti, il cd. “Dottore in scienze e tecniche psicologiche” può operare nei seguenti settori:

  1. Educativi, formativi e relativi all’istruzione, sotto la supervisione di uno psicologo in possesso di laurea magistrale: si occupa di ideare interventi psico-educativi finalizzati all’orientamento scolastico e alla valutazione pre-inserimento; in particolare, il laureato può collaborare con gli insegnanti per la programmazione di unità didattiche in riferimento ad allievi con bisogni educativi speciali o con disturbi specifici dell’apprendimento (i cd. “DSA”). Questa figura di laureato costituisce quindi un importante anello di congiunzione tra genitori ed insegnanti, nei contesti in cui è necessario potenziare l’aspetto dinamico e interattivo dell’apprendimento;

  1. Educazione di comunità e reinserimento sociale, dove si relaziona con minori, famiglie ed anziani, per coordinare processi multiculturali e multietnici: all’interno di questo contesto, una particolare rilevanza la rivestono i programmi di prevenzione ed empowerment, per i quali il dottore in scienze e tecniche psicologiche può ricorrere a colloqui (non diagnostici), mirati all’individuazione dei problemi e delle migliori strategie di supporto e organizzazione di attività psico-sociali, ed infine i programmi di reinserimento sociale per ex detenuti, tossicodipendenti e alcolisti;

  1. Servizi per l’impiego, soprattutto le risorse umane: conduce colloqui, si occupa di orientamento e gestisce gruppi di lavoro, idea progetti di prevenzione e sicurezza nei contesti lavorativi sia pubblici che privati, elabora piani per la gestione dello stress lavoro-correlato e per il miglioramento della relativa qualità della vita;

  1. Ambito clinico: i dottori in scienze e tecniche psicologiche possono operare all’interno del servizio sanitario nazionale, della sanità privata, o presso istituti di ricerca, collaborando alla progettazione ed alla valutazione di interventi preventivi e riabilitativi in psicologia clinica e della salute, rivolti sia a singoli che a gruppi. Può anche elaborare dati che dovranno poi essere utilizzati da uno psicologo con laurea magistrale per la psicodiagnosi.

Sempre a proposito della professione di psicologo, preme rendere noto, essendo intervenuta una recente riforma legislativa, che da quest’anno accademico non è più richiesto il superamento dell’esame di stato post lauream, per ottenere l’iscrizione all’albo professionale, ma è necessario svolgere prima un tirocinio pratico-valutativo (cd. “TPV”, divenuto quindi interno alla laurea) di almeno 400 ore di attività formativo-professionalizzanti, e non oltre 5 ore di attività sotto la supervisione di uno psicologo con l’iscrizione all’Albo da almeno 3 anni, per un totale di 20 crediti formativi universitari.

Poiché il tirocinio consente però l’acquisizione di 30 crediti formativi, gli ulteriori 10 crediti vengono riconosciuti con lo svolgimento di altre attività professionalizzanti nell’ambito del corso di laurea triennale succitato di “Scienze e Tecniche Psicologiche” (classe di laurea L-24).

Le attività pratiche sono contestualizzate e supervisionate, e includono l’osservazione diretta di soggetti, nonché l’esecuzione di compiti finalizzata ad un apprendimento situato, ed all’acquisizione di competenze e capacità procedurali e relazionali tipiche della professione psicologica.

Al termine del tirocinio è previsto il superamento di una prova pratico-valutativa (cd. “PPV”), che precede la discussione della tesi di laurea, e consiste in un esame orale, durante il quale il candidato deve dimostrare di riuscire ad analizzare criticamente la sua esperienza di tirocinio e le attività che ha svolto in quel periodo, e di adottare un approccio professionale basato su teorie ed evidenze empiriche.

La prova si supera con un semplice giudizio di idoneità, il quale consente di sostenere l’esame finale tramite la discussione di un elaborato scritto.

Una volta laureatisi, ci si potrà iscrivere all’Albo degli psicologi, ancora obbligatoria per l’esercizio della professione.

In conclusione, il mondo della sanità, molto vasto e sfaccettato, ha bisogno di tanti nuovi giovani di buona volontà e grande sensibilità, perché tutta la società italiana reclama quell’ assistenza e quella cura della persona umana che solo il personale medico-sanitario può dare.

N.B. L’intero articolo è disponibile on line www.ictedmagazine.com

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