Orientamento, lavoro e futuro prossimo

Programmazione e sviluppo nell’era digitale

L’attuale mercato del lavoro richiede un numero sempre più crescente di profili professionali esperti nella programmazione, per la definizione e la gestione degli ambienti di interazione virtuale e per la costruzione e l’utilizzo di oggetti smart, che caratterizzano il nostro quotidiano.

Premessa

Le politiche nazionali ed internazionali, relative all’educazione, istruzione e formazione, riconoscono una grande potenzialità allo sviluppo del pensiero computazionale quale strumento culturale, che realizza la piena cittadinanza nell’ambito della profilatura del nuovo “Cittadino del mondo”. Da diversi anni, governi e ministeri sono completamente concentrati nel riformulare gli impianti curriculari dei vari ordini di scuola e nel fornire approcci metodologici e tecnologie, affinché il pensiero computazionale diventi un’altra strumentalità di base, fornita dalla scuola, al pari del pensiero critico.

Il Digital Education Action Plan (2018), elaborato dalla Comunità Europea, nell’ambito dello sviluppo delle competenze digitali degli studenti e dei cittadini europei, ha posto una particolare attenzione alle competenze computazionali e di programmazione: “L’acquisizione delle competenze digitali deve iniziare in giovane età e continuare per tutta la vita. Ciò è possibile nell’ambito dei programmi di studio o a livello extra-scolastico. I giovani europei sono accaniti utenti di Internet, app e giochi, ma devono anche conoscere meglio le strutture soggiacenti e gli algoritmi di base e diventare creatori e leader digitali”.

Siamo di fronte ad un’educazione basata sull’utilizzo del pensiero logico e analitico diretto alla soluzione di problemi, mediante strategie “gamificate” che consentono all’alunno di dispiegare al meglio le proprie potenzialità: una nuova dimensione della rielaborazione cognitiva di qualsiasi forma di fenomeno.

L’uso responsabile e consapevole del Coding, quale primo approccio scolastico al linguaggio della programmazione e del pensiero computazionale, risulta fondamentale per governare le macchine e per comprenderne meglio il funzionamento, ossia gli aspetti logici e la struttura profonda delle attività che esse svolgono. Particolare attenzione va dedicata alla costruzione delle competenze matematiche, scientifiche e tecnologiche, nonché allo sviluppo dello spirito di iniziativa. Il tutto associato ad una modalità della didattica, che deve risultare interdisciplinare.

Il pensiero computazionale precede la tecnologia: è un’abilità trasversale, un processo di problem solving utile in qualunque contesto.

In Italia, le Indicazioni Nazionali e Nuovi Scenari (febbraio 2018), facendo riferimento al concetto di pensiero computazionale, così recitano: “È un processo logico creativo che, più o meno consapevolmente, viene messo in atto nella vita quotidiana per affrontare e risolvere problemi. L’educazione ad agire consapevolmente tale strategia consente di apprendere ad affrontare le situazioni in modo analitico, scomponendole nei vari aspetti che le caratterizzano e pianificando per ognuno le soluzioni più idonee.

La dimensione pedagogica del pensiero computazionale: Seymour Papert – Alessandro Bogliolo.

Alla base delle competenze digitali, che sottendono e caratterizzano ogni forma di programmazione informatica, ci sono le teorie di Seymour Papert, filosofo, matematico, informatico e pedagogista nato a Pretoria – Sudafrica - nel 1928, che introduce il concetto di “costruzionismo” nelle teorie dell’apprendimento e sviluppa un linguaggio di programmazione a scopo didattico chiamato LOGO.

Le teorie costruzionistiche di Papert traggono origine dal “costruttivismo” di Piaget, secondo cui l’individuo rielabora e si appropria di tutto ciò che osserva dalla realtà contestuale, mediante la costruzione di modelli mentali.

Papert aggiunge che la costruzione di conoscenze risulta più significativa se calata in un contesto reale, in cui il soggetto in apprendimento è impegnato nella realizzazione di un qualcosa di concreto e condivisibile. Con il costruzionismo viene introdotto il concetto di “artefatti cognitivi”, ossia oggetti reali o dispositivi che facilitano l’apprendimento. “L’idea di base è che la mente, per apprendere e per generare un’idea, abbia bisogno di costruire oggetti e dispositivi, di maneggiare materiali reali”. “Bambini e adulti apprendono più profondamente, se hanno la possibilità di esplorare, provare e manipolare. Si passa, cioè, dall’essere “consumatori” di informazioni a “produttori” di conoscenza”.

Da un punto di vista operativo, si procede per prove ed errori e l’apprendimento si sviluppa tramite la discussione, l’analisi, il confronto, l’esposizione e tramite la costruzione, lo smontaggio e la ricostruzione degli artefatti cognitivi.

Nella teoria di Papert il computer diventa un mezzo di apprendimento: non è soltanto un mezzo tecnologico, ma uno strumento per abbattere il muro tra cultura umanistica e scientifica, tramite il quale gli studenti diventano creatori del proprio processo di crescita. L’utilizzo del computer come strumento di apprendimento ha come obiettivo l’apprendimento attivo: “dovrebbe essere il bambino a programmare il computer e non il computer a programmare il bambino.”

Nel 2006, Jeannette Wing definisce il pensiero computazionale come: “il processo necessario per la formulazione e soluzione di problemi in forme comprensibili da agenti in grado di processare informazioni”.

Il pensiero computazionale, quindi, si propone di applicare le nozioni acquisite in discipline eterogenee e nella quotidianità, mediante lo sviluppo delle capacità critiche e la realizzazione di percorsi concreti e operativi. È in grado di correggere alcune impostazioni della scuola tradizionale dove lo studente è oggetto di sistemi educativi, che lo rendono spesso un soggetto poco partecipativo.

L’attenzione, che si è sviluppata attorno al linguaggio di programmazione del coding, ha avuto come conseguenza l’evoluzione di una disciplina informatica, che punta a formare nuovi creatori di programmi piuttosto che semplici utilizzatori, realizzando, in particolare, dei programmi didattici dedicati rivolti alle scuole, in modo da rendere le nuove generazioni gli esperti di domani.

A tal proposito, il prof. Alessandro Bogliolo sostiene: “Questa capacità merita di essere coltivata e applicata in modo interdisciplinare perché costituisce una sorta di fertilizzante che prepara il terreno per l’uso consapevole della tecnologia e per la comprensione profonda degli aspetti computazionali delle attività che svolgiamo e della realtà che ci circonda. Il coding si presta a eccezionali applicazioni pedagogiche perché presuppone (e quindi induce) una comprensione profonda del procedimento che s’intende affidare a una macchina.”

La ricaduta dello sviluppo del pensiero computazionale nel mondo del lavoro.

Le professioni del futuro, che caratterizzeranno i prossimi anni, non rappresentano un insieme di attività, statico e facilmente prevedibile. Al contrario, il mercato del lavoro, in cui le stesse si andranno ad inserire, rappresenta una realtà estremamente mutevole e dinamica, che deve necessariamente adattarsi alle richieste delle imprese e alle loro esigenze di crescita e competizione a livello globale. La realtà lavorativa sarà sempre più orientata alle innumerevoli opportunità di innovazione, offerte dalla diffusione delle nuove tecnologie digitali e dal progresso scientifico.

Alcune delle nuove figure professionali che emergeranno nei prossimi anni sono:

  • Data scientist: si occupa di analizzare e interpretare i dati, al fine di ricavarne informazioni utili per le aziende.

  • Ingegnere robotico: si occupa della progettazione, della costruzione e della manutenzione di robot.

  • Sviluppatore di software: si occupa di creare e mantenere software per computer.

  • Analista di sicurezza informatica: si occupa di proteggere i sistemi informatici da attacchi hacker.

  • Responsabile marketing digitale: si occupa di creare e gestire campagne di marketing online.

  • Formatore digitale: si occupa di formare le persone sulle nuove tecnologie.

  • Esperto di intelligenza artificiale: si occupa di sviluppare e applicare l'intelligenza artificiale.

  • Machine Learning Specialist: è una figura tecnica, che possiede un solido background matematico e ingegneristico applicato alla statistica e alle tecnologie dell’informazione. Sviluppa algoritmi orientati all’apprendimento di informazioni e comportamenti, con un’attenta analisi di dati tramite metodi matematico-computazionali.

  • Cloud architect: si presenta come un architetto dei sistemi informatici, che ha il compito di rendere più agili i processi aziendali di gestione, comunicazione e condivisione delle informazioni. Nel dettaglio, progetta e costruisce ambienti in cloud scalabili e flessibili, offrendo una risposta positiva al cambiamento e garantendo un adattamento più rapido alle esigenze di business di un’impresa.

Al contempo, un’attenzione, altrettanto crescente, sarà rivolta anche alle professioni emergenti nell’ambito della sostenibilità ambientale. I green jobs rappresentano una nuova prospettiva d’impiego e richiederanno professionalità dotate di conoscenze trasversali, devote a una transizione verde del mondo in cui viviamo.

*architetto specializzato in restauro, docente di Tecnologia c/o S.S. di 1° grado. Referente per la regione Molise dell’Associazione Internazionale Scuola a Rete Diculther. Attualmente, preposto del Ministero presso USR del Molise, quale Coordinatore Regionale delle Equipe Formative Territoriali per il Molise.

N.B. L’intero articolo è disponibile on line www.ictedmagazine.com

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